venerdì 9 dicembre 2016

Samantha e Alessandro.


Roma, città grandiosa, con la sua storia e la sua gente caotica, ma nel periodo estivo cambia volto e vestito, silenziosa e afosa, non è certo il miglior posto dove passare le ferie d’agosto. Per questo, Samantha ed il suo ragazzo Alessandro avevano deciso di passare le vacanze fuori città. Scelsero come meta la Sardegna che, sui depliant turistici, prometteva spiagge incantevoli e mari limpidi. La mattina era calda e Samantha era intenta a preparare il suo zaino.
“La maggior parte del tempo lo passerò sdraiata sulla spiaggia.” Disse al suo gatto, che la guardava affatto interessato. Guardò l’orologio, Alessandro doveva passare a ritirare i biglietti per la nave a mezzogiorno, e verso le 16:00 sarebbe venuto a prenderla. La partenza era fissata per le 17:30, ma l’imbarco sarebbe stato mezz’ora prima.                   
Il suono del citofono la fece sobbalzare, era arrivato. Aprì il portone e s'infilò lo zaino sulle spalle, fece un’ultima coccola al suo micio, che per tutta risposta iniziò a fare le fusa.
“Ciao tigrotto, non preoccuparti, tornerò presto e a te penserà Susy.”
Susanna era la compagna di stanza, grande amica di Samantha sin dalle elementari. Si erano salutate la mattina presto prima che Susy andasse al lavoro.

“Ciao piccolina, divertiti!” Le aveva detto, “scatta una serie di foto, così quando le guarderò mi sembrerà  di essere stata lì con te."
La strinse forte, baciandola sulla fronte. Non le aveva detto che quella, come la notte precedente, aveva fatto un sogno angosciante. Vedeva sempre la stessa scena, il viso della sua amica svanire tra le onde. Samantha chiuse la porta di casa a chiave e nonostante il peso dello zaino, preferì scendere le scale piuttosto che attendere l’ascensore. Alessandro l’aspettava.
“Buongiorno!" Sei pronta per il nostro primo viaggio così lontano da casa, o hai qualche ripensamento dell’ultimo minuto?"

“Buongiorno amore!” gli diede un bacio sulle labbra. “Si, sono pronta e no, non ho alcun ripensamento! Dio, sono emozionata. Mi sento leggera e felice e ho la sensazione di riuscire, con un solo respiro, ad inspirare tutta l’aria del mondo!”                                                         

Verso la Sella del Diavolo.

Scesi dalla nave, si recarono all’ufficio informazioni del porto. Si trovavano in una città sconosciuta, e non sapendo come muoversi avevano bisogno di indicazioni per raggiungere la zona del lungo mare. L’impiegato fu gentilissimo, consegnò loro una cartina, evidenziando il tragitto che avrebbero dovuto fare sino a piazza Matteotti, dove si trovava la fermata dei bus, dunque il percorso che avrebbe fatto l’autobus sino al lungo mare del Poetto. Il bus era affollatissimo.                                       
“Stammi attaccata Samantha, cerchiamo di raggiungere l’autista.”
Per via dei loro voluminosi e pesanti zaini, risultò ancora più difficile muoversi tra la gente, in prevalenza ragazzi, sicuramente diretti al mare. Dopo diversi “permesso” e ”mi scusi” raggiunsero il loro obbiettivo. Fu Samantha a rivolgersi all’autista.
“Chiedo scusa. Siamo turisti e stiamo cercando una pensione il più possibile vicino al mare, saprebbe indicarcela?”
“Sicuro ragazzi. Ne troveremo una proprio alla prima fermata che faremo alla spiaggia, vi avvertirò quando saremo arrivati. A dire il vero è un edificio un po’ vecchiotto, ma è confortevole. Da dove venite?”                                   “Da Roma.“ rispose Alessandro.
“Come mai qui in Sardegna? Vacanze dalla scuola o riposo dal lavoro? Io purtroppo ho già finito le mie ferie. Quest’anno, per via dei turni, le ho dovute prendere a luglio. Sapete com’è: prendere o lasciare!“

Samantha ed Alessandro si scambiarono un’occhiata. Sembrava che quell’uomo non parlasse da una vita, e loro, con chissà quale miracolo, fossero riusciti a ridargli il dono della parola. Dopo una mezz’ora, in cui l’autista raccontò vita e miracoli, fermò l’autobus all’altezza di una fermata.

giovedì 8 dicembre 2016

Il demone ed i suoi figli


Intanto, nella pensione di Tommaso Bassi, si respirava un’aria carica d’inquietudine. “Sono qui.” Disse Alessandro fermandosi sulla porta della biblioteca. Era pallido, e sembrava che la sua temperatura si fosse abbassata di parecchi gradi. Aveva le mani fredde, ma la fronte imperlata di minuscole goccioline di sudore.
“Vieni da me, ti racconterò chi è Lilith e che cosa vuole da te.” Disse Tommaso invitandolo ad entrare. Alessandro si sedette sulla poltrona dinanzi, ma lui lo invitò ad avvicinarsi, indicando quella accanto a sé. Il ragazzo ubbidì senza parlare, non avrebbe potuto neanche volendo, perché la bocca gli si era inaridita come se avesse mangiato una cucchiaiata di sale. Guardava Bassi con la speranza di sentirgli dire: “Tornatevene a casa, qui ci penso io”. Tuttavia, quando Tommaso aprì il libro mostrando l’immagine di una bellissima donna, con inquietanti ali nere, anche quest’ultima speranza si sbriciolò insieme al suo cuore.

“Questa è una rappresentazione di Lilith, un demone feroce. La sua caratteristica era quella di essere eternamente vagante, fino a quando alcuni frati non trovarono il modo di confinarla temporaneamente nella sua dimensione. Lilith è un demone della notte, infatti, da una traduzione rabbinica, sappiamo che il suo nome è legato al termine ebraico Layil, che significa notte. Si dice che fu la prima moglie di Adamo. Un giorno i due si unirono in un’ardente passione, che terminò quando Lilith si rifiutò di continuare ad unirsi restando “sottomessa”.


Dunque fuggì e si rifugiò in una zona desertica sulle rive del mar Morto, dove si unì a diversi demoni generando una moltitudine di figli, detti Limm. Tre angeli furono mandati da Dio per ricondurla al suo compagno ma lei rifiutò, così fu punita e condannata a vedere morire i propri figli, dunque ad essere eterna madre senza prole. Lilith furente e gelosa della nuova compagna di Adamo si trasformò in serpente, ed offrì loro il frutto proibito, condannandoli alla perdita della loro condizione di favoriti da Dio, e costringendoli al ciclo naturale di vita e morte. Per questo era considerata pericolosa per le donne durante il travaglio, tanto che il marito, o un parente prossimo, affiggeva alle pareti della stanza della partoriente un’effige di Lilith. Uno di questi amuleti reca la scritta - Adamo Eva via Lilith - Proprio come questo...” 

mercoledì 7 dicembre 2016

Il medaglione.

Alessandro uscì. Il bar ed il ristorante all’aperto erano affollati di turisti, ripensò a quando anche lui e Samantha erano stati in quel tavolo, ora occupato da una coppia di anziani signori. La luna si specchiava sul mare, il rumore della risacca e lo scampanellio melodioso delle imbarcazioni lo calmarono. Tommaso di certo lo stava aspettando, e lui avrebbe dovuto raccontargli ogni cosa: non sarebbe stato facile.
La luce nel portico era accesa e, seduta di spalle, riconobbe la figura di Tommaso Bassi. Il cane, che sino a quel momento gli era accucciato affianco, si alzò pigramente e scodinzolando gli andò incontro. Bassi si voltò notando la reazione dell’animale, oramai Alessandro era già in prossimità dei pochi scalini che portavano al portico. Salutò con un cenno del capo, e sfilò una mano dalla tasca per accarezzare il cane.

“Bentornato. Samantha?”
“Niente di nuovo.”
“Siediti. Hai saputo per quale motivo era andata alla scogliera?”
“Sì, ma non è semplice spiegarlo.”
“Ci siete stati altre volte, vero? Nonostante io vi avessi messo in guardia. Ma certo, le parole di un vecchio sconosciuto non sono certo da prendere in considerazione!” Bassi si stava leggermente alterando, ma riacquistò subito la calma, “è successo qualcosa mentre eravate li? Non mentirmi, Alessandro, si tratta di una faccenda molto seria, anche voi ne siete coinvolti...”
Alessandro, che aveva evitato gli occhi del vecchio, lo guardò.
“Va bene. Ci siamo stati ed è successo qualcosa, ma non solo alla scogliera.”
“Cosa intendi?” Chiese allarmato il vecchio.

“Anche qui. Ieri notte per l’esattezza. Tuttavia credo che tutto sia legato ad un medaglione che Samantha ha trovato sulla scogliera.” L’espressione di Bassi lasciò trapelare un sentimento di paura.
“Non lo avrà indossato?” Disse alzando la voce.
“Tommaso, mi dica cosa diavolo succede, perché tutto questo ha il sapore di stregoneria  Voodoo! Samantha è stata male da quando ha indossato il medaglione.”
”Lo ha ancora?”
“No, l’ho sfilato appena ho visto che la pelle entrata in contatto con il metallo era irritata. Perché, cosa può succedere?”

“L’amuleto di Lilith.Come avete fatto a trovarlo?” Chiese.

Incontro alla Basilica di Bonaria.

Teresa scendeva dal taxi alle tredici. La basilica di Bonaria era veramente imponente e suggestiva. L’aveva sempre trovata bella, da bambina pensava seriamente che nascosto tra quelle mura, in chissà quale camera, vivesse veramente Gesù in carne ed ossa. Iniziò a salire le gradinate, quando notò un sacerdote scendere le scale e dirigersi verso di lei con un gran sorriso.
“Salve! Lei deve essere la signora Teresa Noli. La stavo aspettando!” Disse il prete, che ormai l’aveva raggiunta e le tendeva la mano. Teresa notò subito la cicatrice che scendeva dalla mandibola, attraversava il collo e spariva nel colletto della camicia. Stava per muovere il braccio per rispondere al saluto, ma qualcosa la fermò. La cicatrice... la cicatrice era dalla parte sbagliata!

“Mi dispiace, ma si sbaglia. Non so nemmeno chi sia questa Teresa.” Si affrettò a dire la donna. Schivato il sacerdote, continuò a salire le scale, spinse il portone ed entrò nella Basilica. Si fece il segno della croce e si inginocchiò. Attese, in quella posizione di preghiera, di sentire il portone aprirsi. Aveva bisogno di un momento per ricordare le parole di Bassi. Lo riconoscerai per la lunga cicatrice che ha nella parte destra del collo. Sì era la parte destra, ne era sicura. Aveva rievocato nel ricordo la figura di Tommaso che, mentre parlava, si passava un dito sul collo proprio dalla parte destra! Ma allora chi era quel prete?


Nella chiesa c’erano pochissime persone che pregavano, sparpagliate tra le bancate. Avrebbe aspettato prima di uscire. Intanto avrebbe pregato, perché in quel momento ne sentiva il bisogno. Confidava in Dio, perché le desse il coraggio e la guidasse nel portare a termine la sua missione. Pregò fino a quando si accorse di un parroco che si chiudeva nel confessionale. Alcune donne si misero in fila, aspettando che il sacerdote desse inizio alle confessioni. Si alzò e si mise in fila dietro di loro. Chissà dov’era il prete con la cicatrice a sinistra. Chissà se era ancora li ad aspettarla. Un brivido le percorse la schiena. Quando venne il suo turno, si inginocchiò e si fece il segno della croce. Da dietro la grata scorgeva il viso del sacerdote che sottovoce pregava, preparandosi alla nuova confessione.

Il dolore di Marta.

Marta si asciugò il viso e confortata dalla presenza di Teresa, iniziò a raccontare. Nel frattempo altri ufficiali interrogavano i due ragazzi e il proprietario della pensione. Dopo i primi rilievi sul cadavere, il corpo di Ugo fu trasportato dagli infermieri attraverso la hall. Marta vedendo quel sacco nero contenente suo marito morto, non seppe resistere al dolore che le straziava il cuore, e non riuscì più a parlare. La sua disperazione non lasciava spazio a nulla, fuorché alle lacrime. Intervenne un medico, che le somministrò un sedativo, fu quindi accompagnata in una camera da Teresa.


Le indagini per ottenere gli indizi, dentro ed intorno alla pensione, nonché gli interrogatori, procedettero per ore. Finalmente, verso mezzanotte, la squadra del RIS se ne andò, disponendo che nessuno abbandonasse  la città sino a nuovo ordine.

martedì 6 dicembre 2016

La Sella del Diavolo.

Quando Alessandro si ritrovò sotto il portico, si rese subito conto che non avrebbe potuto raggiungere Marina Piccola dalla spiaggia. I bagnanti più mattinieri erano già arrivati, occupando ogni centimetro quadrato. Decise allora di passare dalla strada che fiancheggiava l’arenile. Raggiunse il porticciolo, lo percorse sempre di corsa senza accorgersi della gente intorno a lui, anche Marco Lai lo vide e sollevò la mano per salutarlo, ma naturalmente Alessandro non rispose al saluto: i pensieri erano tutti rivolti a Samantha. Chissà ormai dove si trovava, che strada aveva percorso per riportare il medaglione al suo posto. Sicuramente aveva deciso di prendere il pendio dall’alto, ma da dove era salita? Guardò con più attenzione le rocce alla sua destra, cercando un sentiero già battuto o almeno praticabile. Scavalcò il muro e si costrinse ad un passo lento, per meglio osservare la parete rocciosa. L’aveva trovata!


Scrutava attentamente la parte che aveva scelto, poi iniziò ad arrampicarsi. Non sarebbe stato un problema, era bravo e lo sapeva. Sarebbe salito fin  sopra il promontorio, che in quel punto era ancora accessibile. Lo raggiunse in meno di venti minuti, dal basso alcuni ragazzi su una barca a vela lo applaudirono, ma lui non li sentì. Camminò rasente la scarpata attento ad ogni passo, scrutando davanti a sé e verso il basso, cercando di scorgere la canottiera rossa che Sam aveva indossato quella mattina. Dopo circa un quarto d’ora si accorse di un piccolo gruppo di persone che dal basso della scogliera, circa cinque metri dinanzi a lui, si sbracciavano e urlavano cercando di attirare la sua attenzione, indicando una parte imprecisata sopra le loro teste. Alessandro fu assalito dal panico